Sole 24ore 08.01.2026
La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia. Violati tre principi della Convenzione: di legalità sostanziale, di proporzionalità e il
diritto a un ricorso effettivo. Con la sentenza Ferrieri e Bonassisa contro Italia, pubblicata l’8 gennaio sul sito ufficiale della Corte, Strasburgo compie un ulteriore e decisivo passo nella costruzione di un sistema di garanzie effettive contro le ispezioni fiscali invasive. Non si tratta di una pronuncia isolata né di una decisione limitata al caso concreto: la Corte qualifica espressamente la sentenza come misura generale in base a quanto previsto dall’articolo 46 della Convenzione, riconoscendo l’esistenza di un problema strutturale dell’ordinamento italiano.
Il caso riguarda l’accesso e l’esame dei dati bancari dei contribuenti da parte dell’agenzia delle Entrate, effettuati sulla base di autorizzazioni interne, prive di motivazione sostanziale e sottratte a qualsiasi controllo giurisdizionale effettivo. Secondo la Corte, il quadro normativo italiano «conferiva alle autorità nazionali una discrezionalità illimitata per quanto riguarda la portata e le condizioni delle misure contestate» e non offriva «garanzie procedurali sufficienti a proteggere i contribuenti da abusi o arbitrarietà», con la conseguenza che l’ingerenza non poteva dirsi «conforme alla legge» in base all’articolo 8 della Convenzione.
La violazione accertata investe tre principi cardine dello Stato di diritto convenzionale. In primo luogo, il principio di legalità sostanziale, poiché la legge nazionale non delimita in modo chiaro né le condizioni né l’estensione del potere ispettivo, lasciandolo a una valutazione sostanzialmente libera dell’amministrazione. In secondo luogo, il principio di proporzionalità, in quanto l’accesso ai dati bancari può essere disposto senza una verifica concreta della necessità e dell’idoneità della misura rispetto allo scopo perseguito. Infine, risulta compromesso il diritto a un ricorso effettivo, dal momento che il contribuente non dispone di strumenti tempestivi e adeguati per contestare l’ingerenza.
